“across… across…the universe!”

Un bacio, un altro e un altro ancora. Un sorriso e un bacio (è difficile smettere) “scrivimi una email quando torni a casa” (dice) un bacio ancora…ed un sorriso riempito da un “qualcosa” e intanto il treno si ferma, deve scendere. Ed io resto lì, seduta nel vagone, provo a riordinare i ricordi della giornata appena “volata”. Prendo la mia sciarpa così impregnata del suo profumo ed arriva diretto alla mia mente il ricordo del suo arrivo…

Ero in stazione (ad aspettarlo) ed avevo paura di non riconoscerlo ma appena è entrato nella sala d’aspetto tutto si è fatto chiaro, è come se il suo volto fosse stato sempre lì nascosto da qualche parte nella mia testa.

Sorride, un abbraccio imbarazzato e si inizia a parlare, con il mio inglese molto improvvisato (tante volte uso frasi prese da canzoni  per esempio “across… across…the universe!” per dirgli di attraversare la strada). Rispondo alle sue domande di conoscenza e anche io ne faccio delle mie, anche se raramente capisco la risposta 🙂 per fortuna avevo studiato bene il suo blog, ero preparata! Anche se una cosa la capisco bene: resterà in italia soltanto per altri due giorni.

Però nonostante la barriera linguistica, il nostro feeling è lampante ed autentico, già dai primi dieci minuti: niente forzature, niente cose esagerate o tentativi eclatanti di fare colpo sull’altro. Io, almeno, ero me stessa ed andava così bene.

Poi Roma è pur sempre Roma “damme na mano a faie dì de si ”  ed è stato tutto un ridere e scherzare e conoscerci, lungo via Cavour ci imbattiamo in corteo di una protesta studentesca, ma noi proseguiamo verso il colosseo -sempre meraviglioso- e via verso il centro e di nuovo ci ritroviamo insieme agli studenti, questa volta marciamo un pò con loro anche noi e all’improvviso lui mi prende la mano per farmi stare al suo passo, per corre avanti e superarli.

La mia mano, nella sua, così naturalmente.

Via del Corso, e poi si finisce con una cartone di pizza a villa Borghese su una panchina, autunno inoltrato, ci sorridiamo tanto ed nemmeno realizzo di stare veramente bene, allegra. Guardo il bellissimo prato intorno a noi e vorrei dirgli che sarebbe bello stare sdraiati al sole ma l’inglese sfugge e mentre penso “allora, per sdraiati andrà bene sit? giardino è garden” mi giro lenta verso di lui e lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia.

E’ un bacio, il primo, non incerto ma sicuro quei baci da -WOW- non me l’aspettavo (giuro!!) Un bacio abbastanza lungo, ci fermiamo, io non so che dire (inglese o non) e sorridiamo e sembriamo stupidi.

Poi di cose stupide ne accadono, succede di tutto decidiamo addirittura la colonna sonora del nostro matrimonio il LIMBO (io inizio a canticchiarla e lui mi segue, la prima cosa in comune: il limbo).  Andiamo al Pantheon dove quando cerco di spiegargli che posto era quello capisce “Asshole of God” (il mio inglese brilla di luce propria) in vece che “House of Gods” (che lo so che è un tempio e non una casa ma non mi usciva la parola). Ci fermiamo la fuori e lì mentre per una seconda volta ci baciamo ancora davanti al Pantheon in mezzo alla folla, una signora ci scatta delle foto.

La giornata da qui prende il volo ed è proprio un volo, sorrisi e baci per tutto il giorno. Sono felice, una giornata con uno sconosciuto. Bella e leggera. Passeggiamo, mi prende la mano, mi bacia, sembra uno di quei programmi americani “the perfect first date”.

Fontana di Trevi, una moneta ed il desiderio di poterlo incontrare ancora, andiamo alla Sapienza, San Lorenzo, il Verano (si avete capito bene, e per chi non lo sapesse è un cimitero) anche se era chiuso, è tutto un turbinio di ricordi e sensazioni, ripasso nella mia mente tutte le volte che ci siamo baciati, troppe!

Ripenso a quando dolcemente mi ha tolto la sciarpa per baciarmi il collo e mentre sono di nuovo con i miei ricordi con lui il treno si ferma ed è come se mi svegliasse  dal travolgere dei ricordi.

Devo scendere, scendere anche dal sogno di questa giornata che la vita mi ha regalato, un americano in giro per l’europa: Non lo rivedrò mai più.

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