…ed il mio cuore insieme all’aeroplano sobbalza…

Ero sull’areo.  Spaventata, per una serie di ragioni. Ero sola, ad incontrare a Londra il ragazzo che per due lunghi mesi non aveva mai lasciato la mia mente, e neanche la mia posta elettronica, due mesi di email, qualche video, e una imbarazzatissima video chiamata.

Io per natale gli avevo spedito addirittura un libro, a sopresa, trovando su Facebook il nome della sorella, mi sono fatta dare il suo indirizzo in America (veramente stavo fuori di testa).

Ed ero lì su quell’eareo, ad aspettarmi l’ignoto. Londra una città che non conoscevo, Kyle un ragazzo che non conoscevo.  I pensieri turbinavano, poteva succedere di tutto… e ero proprio indecisa sul cosa sperare per quella settimana, ma su quello in cui sognare ero certa: due mesi a fantasticare sono tanti, troppi; ero certa che la fantasia avrebbe superato di gran lunga la realtà.

Sapevo che avremmo trascorso 3 notti ospiti couchsurfing.com e 3 notti in albergo. Il piano originale era passare tutte e 6 le notti ospiti di qualcuno… ma poi lui mi ha chiesto che non voleva dividirmi con altra gente più di tanto.. e come potevo dirgli di no? non ne avevo assolutamente l’intezione.

E ecco in attimo, l’aero atterra… ed il mio cuore insieme all’aeroplano sobbalza… stavo arrivando il 20 gennaio tanto atteso, era lì. Aiuto! Scendo le scale, aspetto per la mia valigia, passo il controllo documenti… e seguo la marea di gente.

Cammino, oltrepasso una grande porta e oltre… vedo un saltellante ragazzo biondo, che spuntava su tutta la gente, con un sorriso più grande che tu possa immaginare, mi corre incontro… e ci guardiamo imbarazzati, ci abbracciamo e ci baciamo tutto in un secondo… che entrambi non ci abbiamo capito nulla… ma nulla.

Ci guardiamo e sorridiamo… non sappiamo cosa dirci e il mio inglese non aiuta.

Ci gurdiamo ancora e ci baciamo, questa volta più lentamente… e sorridiamo ancora.

Inizia la settimana che cambierà la mia vita… e ve lo scrivo con le lacrime agli occhi! 🙂

 

 

 

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..sai che sei stupida e sai che non puoi farci niente…

Siamo a dicembre oramai (nella mia storia dico) e ancora ogni giorno email e ogni tanto qualche foto (per esempio del mio nuovo taglio di capelli, dei posti che stava a visitando in irlanda… e qualche altro video/canzone come “LUA” dove lui era un pò malinconico  un pò malinconica… dove tutti e due sentivamo la mancanza dell’altro.. anche se ci eravamo visti per un giorno solo STRANO!

In realtà tutto era un pò strano, Londra sembrava un miraggio anche se mancava solo un mese, e questa storia appesa per email mi appassionava sempre di più, che addirittura mi sembrava di stare frequentandolo, di essere impegnata già con qualcuno tanto da non voler uscire con altri ragazzi… mi un pò ossessionava, pensavo tanto a lui.

Entrambi eravamo presi l’uno da l’altro e essere presi con una persona che hai visto solo una volta e da allora sono email (in un inglese che fa ridere) non solo è difficile ma è anche stupido. Però lo si sà, quando il cuore batte ci si può far poco per riportarlo alla razionalità e se decidere di battere per uno sconosciuto che hai visto solo una volta, che è americano e sta viaggiano per l’europa.. bè sai che sei stupida e sai che non puoi farci niente!

Ed per la metà del mese di dicembre avevo anche convinto mia madre a farmi andare a Londra… dicendogli la verità, puntando sui miei punti forti, l’avevo abbastanza incartata ed era abbastanza sicura che non poteva dirmi di no… e un pò disperata mi ha detto di si, anche se ogni giorno c’ha provato a cambiare idea…

Ma io ero convinta, dove andare, dovevo incontrarlo… c’era quella sensazione dentro, quel brivido che avevo sento, quel sesto senso che ti esce quando meno te lo aspetti che mi diceva vai… ed ora che avevo convinto i miei, cosa mi avrebbe più fermato??

 

P.S Scusate veramente per l’attesa!

“questo ti si porta via…”

Ogni giorno arrivava puntuale una sua email.. e ogni giorno, ovviamente, la mia risposta! Ci siamo cominciati a conoscere così… domande, risposte, piccole e grandi cose della vita, foto dei momenti passati… piano piano, lentamente, un conoscersi strano ma che era allo stesso tempo avvincente.

Si sa che le lettere non si usano più… e un’email non è proprio una lettera… ma lo scriversi tutti i giorni, secondo me è molto romantico.

Ci raccontavamo a vicenda giorno dopo giorno, non si sa quante volte ci siamo detti “siamo proprio stupidi”…poi lui mi mandava un pò di foto dall’Irlanda, io le mie foto della mia vita quotidiana 🙂

E ci si è inventato un pò di tutto per conoscersi meglio, anche cose totalmente idiote tipo questa:

Sembravamo due “amici di penna” un pò più tecnologizzati e con un bel traguardo alla fine: Londra!  Ci pensavo costantemente  a quella settimana che prima o poi sarebbe arrivata, pensavo a come dirlo ai miei genitori (inventare una grande balla era fuori discussione), pensavo se alla fine ci sarei davvero andata, come sarebbe stato, pensavo al poi e se era possibile un poi… giorno per giorno costruivo incredibili castelli di carta, si di carta… ma pur sempre castelli 🙂

In quei giorni, comincio a parlare ai mie genitori del fatto di voler andare a Londra 🙂 con qualche amico/a vado sul vago all’inizio… e inizio a raccontargli anche di questo nuovo “amico”, Americano, conosciuto a Roma…. faccio vedere a mamma le foto ed i video… insomma mi comincio a lavorare il terreno… fortunatamente a me in tattiche di questo genere non mi batte nessuno 🙂 li avrei convinti! Anche se la prima cosa che mamma ha detto è stata “Non ci risponde più alle email a questo che ti si porta via…” 🙂 … “..oh però è bello!!”

 

“è sempre bello sognare…”

Ciao Kyle!
Sono tornata a casa proprio ora … In realtà ho mangiato prima (il cibo sempre prima) e ora eccomi qui a scriverti.Scrivo queste poche righe, per dirti ancora una volta quanto sia stata felice di conoscerti.
Oggi è stata una giornata fantastica per me.Probabilmente, in questo viaggio, avrai avuto un sacco di belle giornate e voglio ringraziarti  per aver deciso di trascorrere del tempo con me .. e soprattutto che non mi hai lasciato al Colosseo 🙂 (Lui mi aveva detto che se io fossi stata un tipo noioso si sarebbe inventato qualche scusa per andare via e lasciarmi al Colosseo).
Non so se ci rivedremo ancora, ma spero di sì .. E ‘bello incontrare persone come te, ti fa davvero credere che il mondo è un luogo ideale pieno di bella gente.
Non so davvero cosa scrivere.
Sono ancora così felice per la bella giornata!
Ricordate, sei fortunato 🙂
e io sono troppo fortunata … grazie per i tanti baci e carezze, e gli occhi che mi imbarazzavano.
Spero che un giorno io possa riaverli ancora, è sempre bello sognare! e io sono un sognatrice, lo sai!

Ti Aspetto domani per il nostro matrimonio! (ci eravamo detti che ci saremo sposati il giorno dopo)

Tua Leffe Valentina.

Sul cellulare mi ha salvato con il nome della birra che ci ha fatto incontrare Valentina Leffe)”

E ancora tutta frastornata e felice della giornata Romana, ho inviato questa email con il meglio che grazie a google translate  ho potuto fare.

“across… across…the universe!”

Un bacio, un altro e un altro ancora. Un sorriso e un bacio (è difficile smettere) “scrivimi una email quando torni a casa” (dice) un bacio ancora…ed un sorriso riempito da un “qualcosa” e intanto il treno si ferma, deve scendere. Ed io resto lì, seduta nel vagone, provo a riordinare i ricordi della giornata appena “volata”. Prendo la mia sciarpa così impregnata del suo profumo ed arriva diretto alla mia mente il ricordo del suo arrivo…

Ero in stazione (ad aspettarlo) ed avevo paura di non riconoscerlo ma appena è entrato nella sala d’aspetto tutto si è fatto chiaro, è come se il suo volto fosse stato sempre lì nascosto da qualche parte nella mia testa.

Sorride, un abbraccio imbarazzato e si inizia a parlare, con il mio inglese molto improvvisato (tante volte uso frasi prese da canzoni  per esempio “across… across…the universe!” per dirgli di attraversare la strada). Rispondo alle sue domande di conoscenza e anche io ne faccio delle mie, anche se raramente capisco la risposta 🙂 per fortuna avevo studiato bene il suo blog, ero preparata! Anche se una cosa la capisco bene: resterà in italia soltanto per altri due giorni.

Però nonostante la barriera linguistica, il nostro feeling è lampante ed autentico, già dai primi dieci minuti: niente forzature, niente cose esagerate o tentativi eclatanti di fare colpo sull’altro. Io, almeno, ero me stessa ed andava così bene.

Poi Roma è pur sempre Roma “damme na mano a faie dì de si ”  ed è stato tutto un ridere e scherzare e conoscerci, lungo via Cavour ci imbattiamo in corteo di una protesta studentesca, ma noi proseguiamo verso il colosseo -sempre meraviglioso- e via verso il centro e di nuovo ci ritroviamo insieme agli studenti, questa volta marciamo un pò con loro anche noi e all’improvviso lui mi prende la mano per farmi stare al suo passo, per corre avanti e superarli.

La mia mano, nella sua, così naturalmente.

Via del Corso, e poi si finisce con una cartone di pizza a villa Borghese su una panchina, autunno inoltrato, ci sorridiamo tanto ed nemmeno realizzo di stare veramente bene, allegra. Guardo il bellissimo prato intorno a noi e vorrei dirgli che sarebbe bello stare sdraiati al sole ma l’inglese sfugge e mentre penso “allora, per sdraiati andrà bene sit? giardino è garden” mi giro lenta verso di lui e lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia.

E’ un bacio, il primo, non incerto ma sicuro quei baci da -WOW- non me l’aspettavo (giuro!!) Un bacio abbastanza lungo, ci fermiamo, io non so che dire (inglese o non) e sorridiamo e sembriamo stupidi.

Poi di cose stupide ne accadono, succede di tutto decidiamo addirittura la colonna sonora del nostro matrimonio il LIMBO (io inizio a canticchiarla e lui mi segue, la prima cosa in comune: il limbo).  Andiamo al Pantheon dove quando cerco di spiegargli che posto era quello capisce “Asshole of God” (il mio inglese brilla di luce propria) in vece che “House of Gods” (che lo so che è un tempio e non una casa ma non mi usciva la parola). Ci fermiamo la fuori e lì mentre per una seconda volta ci baciamo ancora davanti al Pantheon in mezzo alla folla, una signora ci scatta delle foto.

La giornata da qui prende il volo ed è proprio un volo, sorrisi e baci per tutto il giorno. Sono felice, una giornata con uno sconosciuto. Bella e leggera. Passeggiamo, mi prende la mano, mi bacia, sembra uno di quei programmi americani “the perfect first date”.

Fontana di Trevi, una moneta ed il desiderio di poterlo incontrare ancora, andiamo alla Sapienza, San Lorenzo, il Verano (si avete capito bene, e per chi non lo sapesse è un cimitero) anche se era chiuso, è tutto un turbinio di ricordi e sensazioni, ripasso nella mia mente tutte le volte che ci siamo baciati, troppe!

Ripenso a quando dolcemente mi ha tolto la sciarpa per baciarmi il collo e mentre sono di nuovo con i miei ricordi con lui il treno si ferma ed è come se mi svegliasse  dal travolgere dei ricordi.

Devo scendere, scendere anche dal sogno di questa giornata che la vita mi ha regalato, un americano in giro per l’europa: Non lo rivedrò mai più.

Gotcha: “prenotata” -Andiamo bene-

Io mi aspettavo un sms la sera stessa, o che dire.. almeno la mattina.  Ok (mi sono detta) le opzioni sono due: o era una specie di scommessa con i suoi amici, oppure (peggio) gli ho dato il numero sbagliato!

Solo una settimana prima, infatti, era successo che mentre stavo facendo una ricarica per il telefono al momento di dirgli il numero me lo sono inventato di sana pianta (per fortuna il numero inventato non esisteva).

Ci penso, non ci penso (sti cazzi). E poi è vero niente non ci pensi più e tac: “Ciao, sono Kyle di qualche sera fa,a che ora sei libera domani sera?”. Cosa??a che ora sono libera? A parte che non sono libera domani sera perchè lavoro quella sera, ma poi che ne sò un “come stai?” o qualche carineria del genere? 

Gli spiego la situazione, magari si può fare un caffè prima del mio lavoro, oppure può passare ancora la pub (tanto l’indirizzo lo conosce) ma -a lui non piace l’idea- e chiede di vederci dopo il lavoro -non se ne parla- è troppo tardi per uscire sia con lui che con qualsiasi altra persona (questa è stata la mia risposta). Lui ribatte “Gotcha!” che avrebbe cercato di organizzarsi e mi avrebbe fatto sapere.

Gotcha?! e che vuol dire?? mia prima traduzione: Prenotata -Andiamo bene-

Gli chiedo un’altra volta il contatto facebook, ma in sostituzione mi da l’indirizzo del suo “travel blog”: è un fico! Il blog mi da molta più fiducia di quando me ne abbia data lui 🙂 è molto più gentile il blog; mi da tante informazioni: è americano, ha abbandonato una carriera di successo nel marketing per girare il mondo e inseguire la sua più grande passione lo scrivere. Sono già sei mesi che è in viaggio.

Mi perdo nel suo blog tra immagini, parole, mondi e sensazioni… e poi cerco ovunque nel web tracce di lui: le trovo. Posso fidarmi, sembra una brava persona nonostante il “Gotcha” 🙂

Poco dopo, in tarda serata, mi arriva un sms che dice più o meno così: “Mercoledì vorrei andare  a Roma, mi farebbe piacere averti come guida”.

P.S Alla fine scopro che il Gotcha vuol dire soltanto capito.. maledetto slang americano!

“con una birra in mano ed un sorriso raggiante dall’altra parte del bicchiere”

Lavorare in un pub è molto divertente. Faticoso, ma divertente. Ogni giorno entrano da quella porta persone diverse insieme a quelle di sempre. Ed il solo avere un piccolo grembiulino rosso attorno alla vita ti mette in luce; e c’è quindi chi viene e tra una birra e l’altra, ti confida i più intimi segreti, chi ti guarda silenzioso da dietro il colore ambrato di qualche “belga”, chi fa lo stupido con qualche battuta idiota, chi è troppo preso da qualche discorso con la sua compagnia, chi invece è solamente perso nei propri pensieri.

Insomma, non ci si annoia mai. E quel giorno era un sabato, ed il sabato è molto lungi dalla noia: non ci si ferma mai. Un continuo fare qualcosa, e quel sabato -13 novembre 2010- entra lui, parla inglese, alto 1.90, biondo, occhi azzurri : impossibile non  notarlo.

La ragione è semplice: nel mio pub vendono quella birra che lo ha stregato in Belgio, la Leffe.

Accompagnato da altri ragazzi  che come lui parlavano solo inglese e sembravano tanto felici di poter dire qualche parola in italiano tipo “grazie”, si avvicinano al bancone del pub (io gironzolavo facendo qualche altra cosa) si prendono una birra e si siedono, e nel mentre fanno questo io mi “ritrovo” a passare (del tutto casualmente è) e i nostri sguardi si incrociano per la prima volta. Me lo ritrovo lì davanti a me con una birra in mano ed un sorriso raggiante dall’altra parte del bicchiere. Mi sorride ancora e va a sedersi con il suo gruppo. Rimango semi stordita -wow-.

Mi riprendo veloce e durante la serata ancora, lui mi guarda e sorride, io lo guardo e sorrido. Non ci do molto peso alla situazione perché succede e succedeva spesso, ragazzi-che-ti-guardano. Però che mi piaceva  guardarlo. Ogni scusa era buona per girarmi verso di lui, vedere i suoi occhi che si incrociavano con i miei e sorridere.

La sua birra stava per finire, entra uno dei soliti ragazzi che vendono le rose e per un attimo spero: me ne regala una! Ne ero quasi certa perché guarda le rose e poi guarda me.. Ma niente, poco dopo si alza e viene verso di me… io ripasso velocemente le parole in inglese per indicargli come arrivare in bagno (non me le ricordo), spero che mi chiederà soltanto un’altra birra così dovrò dire solo yes! Si avvicina mi sorride e fa:

Do you speak english?” ed io”so and so” (faccio notare che l'”and” non si dovrebbe dire) e lui: “Ok, nice to meet you my name is Kyle” ed io un pò impacciata rispondo con il mio nome e farfuglio qualcosa.. e lui sempre con quel suo sorriso “Mi piacerebbe conoscerti, posso avere il tuo numero?” (ovviamente lo dice in inglese) io lo guardo imbarazzatissima, e dico “ehm… do you have Facebook?” (io al pub non do mai il mio numero… )e lui mi stupisce con un no! Ed io lo guardo ancora più imbarazzata e dico OK prendo il telefono che aveva tra le mani e comincio a comporre il mio numero (per verità di cronaca prima c’è un mio tentativo di dirgli il mio numero in inglese: fallito).

Poi tutto il resto è un ricordo sfuggente, poco dopo mentre ero sulla porta d’ingresso del pub a prendere una boccata d’aria fresca sento un brivido caldo partire da un punto della mia schiena e dipanarsi tutto intorno, mi giro e vedo la sua mano che si allontana da me e ancora quel sorriso, un saluto affrettato con un gesto e scompare tra la folla del sabato sera.